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Santa Lucia, storia di una martire cristiana tra santità e devozione popolare

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Nacque a Siracusa nell’anno 283. Fu una martire cristiana durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa. È venerata come santa dalla Chiesa cattolica e della Chiesa Ortodossa.

I racconti sulla sua vita risalgono al periodo normanno, però non ci sono fonti storiche. Narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Syracusae che era stata promessa in sposa ad un pagano. Eutichia, madre della Santa, era gravemente ammalata (affetta da emorragie), a nulla valsero le cure perciò insieme alla figlia andò in pellegrinaggio al sepolcro di Sant’Agata per chiedere la guarigione. Lucia si addormentò e sognò Sant’Agata che le diceva: Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre? Sant’Agata, inoltre, le preannunciò il martirio che avrebbe subito ed il patronato su Siracusa.

Dopo la guarigione della madre, Lucia le comunicò che intendeva consacrarsi a Cristo e di donare tutti i suoi averi ai poveri. Fu quindi denunciata come cristiana dal suo pretendente. La sua fede violava i decreti emanati dall’imperatore Diocleziano contro i cristiani. Fu processata ed anche in presenza all’arconte Pascasio proclamò la sua fede cristiana. Questi, indispettito ordinò di imprigionarla ma decine di soldati non riuscirono a spostarla e neanche con l’aiuto di alcuni buoi non ci riuscirono.

A questo punto fu sottoposta al supplizio del fuoco, ma la Santa si rivelò immune alle fiamme. Obbligata ad inginocchiarsi, fu decapitata. Secondo altre fonti le fu infisso un pugnale in gola (jugulatio). Prima di morire profetizzò la caduta di Diocleziano e la pace per la Chiesa. Si racconta che il corpo della Santa, fu prelevato nel 1040 da Siracusa dai Bizantini di Giorgio Maniace e condotto a Costantinopoli, dove fu trafugato nel 1204 dai Veneziani quando conquistarono la capitale bizantina.

Attualmente è conservato e venerato nella chiesa di San Germana a Venezia. L’episodio in cui Santa Lucia si cava gli occhi e li pone sul piatto non ha fondamento storico. È soltanto frutto della devozione popolare dovuto al nome della Santa: Lucia (da Lux, cioè luce). La sua festa liturgica è il 13 Dicembre, data della sua morte.

Santa Lucia è citata anche nella “Divina Commedia” di Dante Alighieri. Il poeta, probabilmente a causa di una malattia che aveva contratto agli occhi, attribuì alla Santa il ruolo importante, quello della luce ultraterrena (chi è alla presenza di Dio).

TRADIZIONI POPOLARI: LA DEVOZIONE DI NON MANGIARE PANE

L’unico giorno in cui non si mangia pane tra noi è il 13 dicembre, sacro a Santa Lucia; la quale, per siffatta penitenza, serba sani gli occhi dei suoi devoti. A questa devozione si riporta il seguente motto popolare: “Santa Lucia, Pani vurrìa, pani nu nn’haiu: Accissì mi staiu”. (Santa Lucia, vorrei del pane, pane non ho: Così sto). (Giuseppe Pitrè, Usi e costumi e credenze pregiudizi del popolo siciliano, Palermo)

PANELLE E CUCCIA

panelleSe per Santa Lucia non si mangia pane, in compenso come penitenza si mangiano legumi, verdure, patate ed altre cose simili, sole o messe insieme. I venditori di panelle, cominciano a preparare questa loro merce qualche settimana prima, poi in quel giorno parano le loro botteghe a festa con panelle ben grosse, pendenti attorno all’uscio o distese sopra bianche tovaglie. Sono le panelle come una pattoma (compattare) di farina di ceci, hanno varie forme, il nome di “pisci panelli” perché hanno la forma dei pesci. Si mangia anche la “cuccìa”, grano ammollato e cotto con altri legumi o in acqua semplice o in latte. (Giuseppe Pitrè, Usi e costumi e credenze pregiudizi del popolo siciliano, Palermo)

QUEL GIORNO ARRIVÒ UNA NAVE CARICA DI GRANO

Il 13 dicembre giorno di Santa Lucia: è tradizione che si faccia la “penitenza” di non cuccìamangiare pane, sostituendolo con il grano bollito (cuccìa), in ricordo del fatto che, alcuni secoli fa, durante un periodo di grande carestia, proprio nel giorno di Santa Lucia arrivò una nave carica di grano ed i palermitani, affamati, non vollero macinarlo e lo mangiarono bollito intero e condito semplicemente con un po’ d’olio. Oggi si mangia condito con ricotta o cioccolato, arricchito di canditi o di scaglie di cioccolato fondente; in tale occasione si preparano anche le classiche panelle (piccole frittelle di farina di ceci), ed altre ghiottonerie come le arancine, supplì di riso a forma di arancia ripieni di ragù di carne o di prosciutto e burro, e il gatò di patate (dal francese gateau: torta), sformato di patate condito in diversi modi. (Tratto da, Gaspare Palermo, Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze … della Città di Palermo)

ANCHE UN VECCHIO PROVERBIO RACCONTA UN EPISODIO ANTICO

“Santa Lucia, la cchiù longa nuttata chi ci sia”. (Santa Lucia, la notte più lunga che ci sia) E’ un proverbio molto antico. Fino al 1582, la festa cadeva in prossimità del solstizio d’inverno (tra il 12 ed il 13 di Dicembre, con l’introduzione del calendario Gregoriano, il solstizio passò al 21-22 Dicembre (come oggi), tuttavia la festività della Santa rimase uguale.

 

 

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