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lunedì 26 luglio 2021 - Ultimo aggiornamento alle 21:46

Italiano parla come mangi, si pronuncia e si scrive “cibersicurezza”: lo dice la Crusca

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Non si scrive “cybersicurezza” ma “cibersicurezza”. Il verdetto è stato pronunciato dall’Accademia della Crusca. Il gruppo Incipit della secolare istituzione fiorentina, incaricata di custodire ‘l tesoro dell’idioma di Dante Alighieri, ha passato in rassegna il decreto legge “con disposizioni urgenti in materia di cybersicurezza“, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 10 giugno, segnalando “l’inopportunità del termine cybersicurezza, che compare nel titolo e poi (per altre 95 volte) nel testo del decreto“.

L’Accademia della Crusca, presieduta dal professore Claudio Marazzini, spiega che in italiano si deve usare “ciber-” e non “cyber-” per comporre parole nuove. A tal proposito, con un comunicato, si ricorda che il precedente decreto del presidente del Consiglio Dei Ministri n. 131, del 30 luglio 2020, si intitola “Regolamento in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”.

L’introduzione di “un ibrido italo-inglese come cybersicurezza (calcato sull’inglese cyber security) – spiega la Crusca – oltre a porre problemi di pronuncia determina anche una incoerenza terminologica che si formerebbe nel corpus legislativo”. Da qui l’invito “agli organi legislativi a far uso delle risorse della lingua italiana e a ripristinare al suo posto la locuzione ‘sicurezza nazionale cibernetica’ o a sostituirlo con cibersicurezza”.

Il gruppo di linguisti Incipit ritiene che in italiano la parola “cibernetica”, da cui si può far derivare il prefisso “ciber-” (che va pronunciato com’è scritto), indichi la strada preferibile per la formazione di neologismi: “Non vi è motivo di costruire ibridi linguistici con il prefisso ‘cyber’“. Quanto alla grafia, è opportuno privilegiare, quando non vi sono altri inconvenienti, la forma senza trattino, ad esempio ciberdifesa, cibersicurezza, ciberprotezione, ciberminacce, ciberspazio e via dicendo.

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