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I 100 anni del bandito Giuliano, il sindaco di Montelepre: “Non merita ricordo”

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Avrebbe compiuto domani cento anni, ma a Montelepre, il paese che gli ha dato i natali, non ci sarà alcuna ricorrenza né alcun ricordo per il bandito Salvatore Giuliano. Per alcuni fu un Robin Hood dei contadini, per altri un alfiere dell’indipendenza siciliana. Per altri ancora, un sanguinario al servizio della mafia e dei servizi segreti. “Il bandito Giuliano è tristemente noto e noi non pensiamo di ricordare una persona che non ha dato lustro a Montelepre”, dice il sindaco di Montelepre Giuseppe Terranova.

“Ancora oggi ci sono visite di turisti, sia nella tomba dei Giuliano che nella casa natia – dice ancora il primo cittadino – dal punto di vista turistico siamo contenti, ma il discorso di Giuliano ormai è storicizzato quello che è successo. Noi stiamo pensando di organizzare un convegno per sdoganare questa figura da un punto di vista delittuoso e per storicizzare quel momento, ma non lo posso fare io, lo devono fare gli storici di un certo spessore”. E aggiunge: “Montelepre è conosciuta per le gesta negative dei Giuliano e noi vogliamo cristallizzate quel momento deprecabile. Ricordo che a lui sono addebitabili 100 omicidi“.

Salvatore Giuliano nasce a Montelepre (Palermo), il 22 settembre del 1922, da Salvatore e Maria Lombardo. La sua famiglia è appena tornata dagli Stati Uniti. Una famiglia contadina, quella del bandito Giuliano. Il piccolo Salvatore va a scuola, fino alla terza elementare, poi va in campagna con il padre. Negli anni Trenta viene assunto dalla Società generale elettrica siciliana. Ma ai primi anni Quaranta si dedica insieme al fratello maggiore Giuseppe al mercato nero. Nel 1944 costituisce una banda armata con cui fa evadere alcuni amici e parenti rinchiusi nel carcere mandamentale di Monreale.

Ma inizia a compiere anche rapine e sequestri di persona. Intanto nasce in Sicilia il Movimento separatista. Nel 1945 viene avviata una campagna di reclutamento dell’Esercito volontario indipendentista siciliano (Evis) e viene contattato proprio Giuliano. In poco tempo scatta l’offensiva degli uomini di Giuliano. Vengono assaltate caserme dei carabinieri, ci sono molte vittime anche gli uomini delle forze dell’ordine. Il bandito Giuliano è considerato tra i protagonisti della strage di Portella della Ginestra, avvenuta il primo maggio del 1947, Un massacro, Saranno 11 i morti civili. Tutte persone che si erano riunite per celebrare la festa del lavoro. Oltre ai morti, ci sono 60 feriti.

Se non la prima, una delle prime stragi di Stato. Con tanti punti oscuri, nonostante siano trascorsi 75 anni. Ma le stragi non si fermano. Con la strage di Bellolampo. Il bilancio è di 7 morti e 10 feriti. Il 5 luglio del 1950 Salvatore Giuliano viene ucciso. Il suo corpo viene trovato nel cortile di un’abitazione di Castelvetrano. Ucciso a colpi di mitra. Ma anche qui, sono ancora tanti i misteri. “Di certo c’è solo che è morto”, titolava, nel 1950, un articolo firmato da Tommaso Besozzi e pubblicato sulle pagine del settimanale l’Europeo, ma neanche questa è stata mai una certezza.

A Montelepre e nei dintorni c’è ancora qualche parente di Salvatore Giuliano. Nel luglio scorso è morto Pietro Gaglio, 82 anni, figlio della sorella del “Re di Montelepre”. Il sacerdote aveva vissuto a lungo a Terrasini. E aveva sempre sostenuto che l’omicidio dello zio avvenne per mano della mafia. Don Gaglio, che era docente di religione nelle scuole medie, era figlio di Giuseppina, sorella maggiore del bandito Salvatore Giuliano. La madre, oltre a Pietro, ebbe altri due figli: Salvatore e Nunzia. Domani per Montelepre sarà una giornata come tante. I cento anni del bandito Giuliano passeranno inosservati.

 

Fonte: Adnkronos, articolo di Elvira Terranova

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