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“Totale estraneità al cosiddetto Qatargate”. È quanto ha ribadito l’eurodeputato Andrea Cozzolino alla commissione giuridica del Parlamento Europeo nel corso dell’audizione sulla revoca della sua immunità, a cui ha rinunciato ufficialmente. Secondo quanto riporta il testo della dichiarazione letto da Cozzolino in Aula a Bruxelles, diffuso a mano dai suoi avvocati al termine dell’audizione, l’eurodeputato Pd, ora passato ai “non iscritti” per la durata dell’indagine, ha detto alla commissione Juri di non avere “mai ricevuto somme di danaro, né direttamente né indirettamente, né in contanti né con transazioni finanziarie, né per me né per qualsivoglia associazione, fondazione, Ong, impresa o persona fisica”.  

Riguardo al Qatar, Cozzolino sottolinea di aver posto al ministro del Lavoro, Ali Bin Samikh al Marri, il 14 novembre 2022, domande “specifiche e pregnanti, e nient’affatto accondiscendenti” riguardanti “le condizioni di lavoro in Qatar e i livelli salariali”. Cozzolino ricorda anche di aver votato, insieme ai colleghi dell’S&D, emendamenti “al testo della mozione che stigmatizzava la condotta per nulla positiva del Qatar”, esprimendo poi, “con voto palese”, il proprio favore al testo finale. Inoltre, “il testo della mail inviata dal mio indirizzo di posta elettronica, prima dell’approvazione della mozione, avvenuta anche con il mio voto favorevole, di cui si è tanto detto nelle scorse settimane, è stato messo a punto e diffuso in totale autonomia e senza il mio preventivo assenso dal mio ex collaboratore Francesco Giorgi che, come tutti i funzionari che collaborano con i membri di questo Parlamento, disponeva di ampia autonomia operativa”.

“Il fatto che la mail sia stata spedita da Giorgi in autonomia – prosegue Cozzolino – è noto anche ai colleghi della mia delegazione, ai quali lo dissi già in occasione della plenaria dello scorso dicembre a Strasburgo”. Cozzolino ha spiegato alla commissione giuridica che era “del tutto all’oscuro” delle “altre attività e interessi, di qualunque natura fossero”, di Pier Antonio Panzeri e Francesco Giorgi, l’assistente parlamentare che egli aveva “ereditato” dall’ex eurodeputato di Articolo Uno, ora rinchiuso nel carcere di Saint-Gilles. Il sospetto della Procura nei suoi confronti, sottolinea Cozzolino, “è basato sul fatto che Giorgi lavorasse alle mie dipendenze, essendo stato in precedenza assistente di Panzeri”.

Cozzolino ricorda che è “prassi” nel Parlamento “assumere come propri collaboratori funzionari accreditati dall’aver collaborato nelle precedenti legislature con altri deputati, non più rieletti o non più ricandidati. Quando ho assunto Giorgi, egli era ritenuto uno dei più brillanti giovani funzionari di Bruxelles e poteva vantare anche una importante rete di relazioni istituzionali. E Panzeri, dal cui ufficio egli proveniva, era tra i più stimati parlamentari italiani uscenti, essendo stato in carica per tre legislature consecutive, dal 2004 al 2019”. Secondo l’eurodeputato, le istituzioni dell’Ue hanno rivelato, di fronte alla “pressione” dell’opinione pubblica generata dalle rivelazioni sull’inchiesta soprannominata Qatargate, tutta la propria “fragilità” e il proprio “imbarazzo”.

“È per queste ragioni – ha detto al termine della dichiarazione resa oggi in audizione, diffusa dopo la seduta dai suoi legali – in primo luogo per consentire quanto prima e quanto più in profondità l’accertamento dei fatti e della verità, e, non di meno, per sollevare voi, cari colleghi, dall’ambasce di una decisione su cui grava il peso di una opinione pubblica incalzante, rispetto alla quale si sono colti la fragilità e l’imbarazzo delle istituzioni politiche europee, che dichiaro formalmente di rinunciare all’immunità parlamentare riconosciuta dalla legge”.  

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