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Referendum 8 e 9 giugno, italiani al voto: tutto quello che c’è da sapere

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Sono cinque i quesiti referendari che gli italiani sono chiamati a votare l’8 e il 9 giugno con l’obiettivo di modificare leggi riguardanti la cittadinanza e il mondo del lavoro. I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì. Gli studenti e i lavoratori fuori sede potranno votare anche in comuni diversi da quello di residenza se hanno effettuato la domanda entro il 4 maggio scorso. Il referendum abrogativo si svolge su un quesito formulato in modo da chiedere se si vuole abrogare una specifica norma. Gli elettori devono rispondere con un “Sì” o un “No”. Votando “Sì”, si dichiara di voler abrogare la norma indicata nel quesito, cioè si è favorevoli a cancellarla. Votando “No”, si dichiara di voler mantenere la norma così com’è, cioè si è contrari alla sua cancellazione.


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Occorre presentarsi al seggio con  un documento d’identità e la tessera elettorale. I cittadini italiani residenti all’estero, iscritti all’AIRE, votano per corrispondenza, ricevendo il plico al proprio domicilio, oppure possono optare per votare in Italia se lo hanno comunicato al proprio consolato entro il 10 aprile 2025. Gli elettori con gravi infermità che non possono recarsi al seggio possono votare a domicilio, purchè abbiano presentato richiesta entro il 15 maggio 2025 al proprio comune con un certificato medico e copia della tessera elettorale. Ogni quesito è indipendente: si può votare Sì per alcuni e No per altri. Votare Sì significa voler abolire quella norma, mentre votare No significa volerla mantenere. Per la validità del referendum, è necessario che partecipi almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Tuttavia, l’astensionismo rappresenta una sfida significativa: alle elezioni politiche del 2022, circa il 37% degli italiani non si è recato alle urne, mentre alle europee del 2024 l’astensione ha superato il 50%

I QUESITI. Cittadinanza facilitata per stranieri residenti. Questo quesito propone di abrogare la parte della legge che oggi richiede dieci anni di residenza legale in Italia per ottenere la cittadinanza italiana. Se vince il Sì, il requisito scenderebbe a cinque anni, facilitando l’accesso alla cittadinanza per gli stranieri, in particolare quelli integrati da tempo nella società. Inoltre, la cittadinanza si estenderebbe automaticamente anche ai figli minorenni dei richiedenti.

Licenziamento illegittimo e reintegro. Il quesito mira a cancellare le norme del Jobs Act che limitano il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa. Attualmente, chi viene licenziato illegittimamente riceve solo un indennizzo economico, senza possibilità di tornare al lavoro (tranne casi molto gravi). Se vince il Sì, tornerebbe il diritto al reintegro anche per i lavoratori assunti con contratti a tutele crescenti.

Limitazione dei contratti a termine. Con questo quesito si propone di abrogare le norme che permettono un uso ampio dei contratti a termine, spesso utilizzati per impieghi precari e senza stabilità. Se vince il Sì, verrebbero ripristinate restrizioni più rigide, con l’obiettivo di limitare la precarietà e favorire contratti stabili e a tempo indeterminato.

Responsabilità delle imprese negli appalti. Il quesito riguarda la sicurezza sul lavoro e punta a rafforzare la responsabilità delle aziende che appaltano servizi o lavori a terzi. Oggi, la ditta appaltante ha responsabilità limitate in caso di incidenti nei cantieri o nei luoghi di lavoro gestiti da subappaltatori. Se vince il Sì, le imprese principali sarebbero ritenute più direttamente responsabili in caso di infortuni o violazioni delle norme sulla sicurezza, anche quando i lavoratori non sono direttamente loro dipendenti.

Indennità di licenziamento nelle piccole imprese. Attualmente, nelle imprese con meno di 15 dipendenti non si applicano le stesse regole previste per le aziende più grandi in materia di licenziamento illegittimo. Il quesito propone di estendere anche a queste realtà la disciplina del reintegro o di una maggiore indennità per i lavoratori licenziati ingiustamente. Se vince il Sì, anche nelle piccole imprese i lavoratori avrebbero maggiori tutele contro i licenziamenti arbitrari.

Le posizioni politiche. ll referendum sulla cittadinanza è sostenuto da +Europa, Oxfam Italia, ActionAid e varie organizzazioni della società civile. Anche il Partito Democratico e la CGIL hanno espresso supporto. Più in generale, progressisti di sinistra e alcune forze di centrosinistra sostengono in larga misura il voto Sì ai quesiti che puntano a semplificare e ampliare i diritti di cittadinanza e a rafforzare le tutele dei lavoratori. Il governo di Giorgia Meloni e i partiti di destra, come Fratelli d’Italia e Lega, si oppongono alla riforma della cittadinanza, ritenendola prematura e potenzialmente divisiva. Le forze politiche conservatrici, di centrodestra e di destra, sono infatti generalmente contrarie alle modifiche proposte e quindi invitano a votare No per mantenere le normative vigenti. Per quanto riguarda il lavoro, sostengono che modificare le regole sul reintegro e sui contratti a termine potrebbe aumentare la rigidità e danneggiare la competitività delle imprese. Per quanto concerne, invece, la riduzione dei tempi per ottenere la cittadinanza, ritengono che questa possa essere un incentivo a un’immigrazione incontrollata.

 

 

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