Oltre 350 mila persone, tra residenti e turisti, ieri hanno affollato il centro storico di Palermo per la 401ª edizione del Festino di Santa Rosalia, patrona della città. Una festa che, ancora una volta, ha coniugato rito religioso, spettacolo popolare e tradizione laica. Al centro dell’evento, la rievocazione del miracolo attribuito alla Santa, che secondo la leggenda liberò Palermo dalla peste nel 1624 dopo la processione delle sue ossa per le vie cittadine. Due i carri protagonisti dell’edizione 2025: il tradizionale carro trionfale con la statua della Santuzza e un secondo carro-teatro, che ha rappresentato la città in preda al disordine e alla paura del contagio. Petali di rosa, spettacoli, fuochi d’artificio sul mare e il grido rituale del sindaco Roberto Lagalla – “Viva Palermo e Santa Rosalia” – hanno scandito i momenti clou della serata, in attesa della solenne processione religiosa del 15 luglio.
Per il primo cittadino, però, fischi e contestazioni, la sua presenza è stata accolta da parte del pubblico con sonori dissensi. Intervistato dai microfoni di Tgs subito dopo l’accaduto, Lagalla ha commentato: “Non mi aspettavo i fischi. Ognuno ha le proprie opinioni sull’amministrazione, ma questa città conserva una grande civiltà”. Poi ha lasciato il carro-barca rapidamente, tra le proteste di migliaia di persone assiepate lungo il percorso della festa.
Nel suo intervento pubblico, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha richiamato l’attenzione sul significato spirituale del Festino, invitando la comunità a un rinnovamento morale. “Serve una rigenerazione culturale e spirituale che parta dalla coscienza individuale e dal senso di responsabilità”, ha detto, citando Papa Benedetto XVI. Lorefice ha espresso preoccupazione per l’escalation di microcriminalità in città, in particolare per gli episodi di violenza giovanile e gli attacchi agli esercizi commerciali del centro storico. Una situazione che ha spinto il sindaco Lagalla a scrivere al prefetto Massimo Mariani per sollecitare un intervento dello Stato.
L’edizione di quest’anno ha introdotto un format narrativo inedito e “crossmediale”: cinque tappe artistiche lungo il Cassaro, ispirate ad opere legate a Palermo e realizzate con videomapping, musica e installazioni luminose. Il progetto, visibile dall’alto, ha trasformato il centro storico in un teatro a cielo aperto, nel segno di un linguaggio contemporaneo che rinnova senza cancellare la tradizione. Oltre al carro trionfale, il carro-teatro ha ospitato performance degli acrobati del Circ’Opificio e delle danzatrici di Pantarte. Una tappa extra si è svolta a Palazzo Riso, con l’attore Vincenzo Ferrera, la musicista Giulia Tagliavia e il pittore Francesco De Grandi, in un omaggio al Genio di Palermo.
I Quattro Canti hanno segnato il momento culminante della festa, con la musica di Serena Ganci e Fabrizio Cammarata a celebrare il trionfo della Santa e dell’arte barocca. La serata si è conclusa, come da tradizione, con l’attraversamento di Porta Felice e uno spettacolo piro-musicale, a suggellare il rinnovato patto tra Palermo e la sua patrona.




