Aveva appena sedici anni, frequentava l’istituto alberghiero “Don Bosco Majorana” di Troina e tutti a Capizzi lo ricordano come un ragazzo tranquillo, gentile, sempre sorridente. Giuseppe Di Dio era legato alla sua famiglia e al suo paese; quando non era a scuola, dava una mano ai genitori nell’azienda agricola e zootecnica di famiglia. La dirigente scolastica, Mariangela Santangelo, ha espresso il dolore dell’intera comunità scolastica:
“Tutta la scuola si stringe attorno alla famiglia di Giuseppe per l’immane tragedia che ci ha colpiti. Il suo sorriso e la sua bontà resteranno per sempre nel cuore di chi lo ha conosciuto”.
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Nel piccolo centro dei Nebrodi, dove tutti si conoscono, il lutto si accompagna a un profondo senso di incredulità e rabbia. “Un ragazzo di sedici anni ucciso in mezzo alla strada, non è possibile”, scrivono in molti sui social, chiedendo giustizia e maggiori controlli sul territorio. Intanto proseguono le indagini dei carabinieri della Stazione di Capizzi e del Nucleo Operativo della Compagnia di Mistretta, coordinati dal capitano Silvio Imperato e dalla Procura di Enna.
L’arma utilizzata — una pistola con matricola abrasa — è stata sequestrata e sarà sottoposta a esami balistici. Gli investigatori stanno inoltre analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza, ascoltando i testimoni e verificando i bossoli ritrovati per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e il movente. Secondo le prime ipotesi, Giuseppe potrebbe non essere stato il vero bersaglio dell’agguato: un ragazzo finito nel posto sbagliato, travolto per errore da una follia di violenza.
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