La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata e dell’imprenditrice Marcella Cannariato. L’udienza preliminare, disposta dal giudice Walter Turturici, si terrà il 13 gennaio. Le due donne sono imputate per corruzione, nell’ambito di un filone dell’indagine che ha interessato anche il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. L’inchiesta è coordinata dai pm Felice De Benedittis e Andrea Fusco. Secondo l’accusa, Amata – nella sua veste di assessore al Turismo – avrebbe ricevuto da Cannariato alcune utilità: l’assunzione del nipote Tommaso Paolucci nella A&C Broker tra settembre 2023 e marzo 2024 e il pagamento dell’alloggio del giovane al “Leone Suite B&B” di Palermo, per una spesa complessiva di 4.590,90 euro più Iva.
Tali utilità, stando alla contestazione, sarebbero state il corrispettivo del decreto assessoriale n. 2598 del 25 ottobre 2023, con cui Amata individuò la manifestazione “XXIII ed. Donna, Economia e Potere” – promossa dalla Fondazione Marisa Bellisario, rappresentata in Sicilia da Cannariato – come destinataria di un finanziamento di 30.000 euro. Amata ha ribadito la propria estraneità alle accuse, spiegando ai magistrati di avere chiesto l’assunzione del nipote solo per sostenerlo dopo un grave lutto familiare. Gli atti dell’inchiesta riportano anche che l’assessore aveva abitato in un immobile di Cannariato a un canone ritenuto dagli investigatori inferiore ai valori di mercato.
L’episodio, tuttavia, non rientra nelle contestazioni mosse dalla Procura. Le due avrebbero poi formalizzato un contratto di locazione, con alcune mensilità saldate in un secondo momento. Amata ha chiarito di avere pagato non appena ricevuta la fattura, sostenendo che non vi fosse alcun legame con la vicenda oggetto dell’indagine. Secondo i legali di Amata – Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella – e quelli di Cannariato – Vincenzo Lo Re e Giada Traina – il finanziamento alla manifestazione sarebbe stato disposto per la riconosciuta autorevolezza della Fondazione Bellisario, senza alcun patto corruttivo.




