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Ars, l’opposizione deposita mozione di sfiducia a Schifani: solo 23 le firme

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L’opposizione all’Ars tenta il colpo di mano e deposita la mozione di sfiducia contro il presidente della Regione Renato Schifani. La battaglia parte in salita: le firme raccolte sono 23, ma per mandare a casa il governo ne servono 36. Nonostante ciò, i gruppi di minoranza ritengono che il clima politico, scosso dalle recenti inchieste giudiziarie che coinvolgono esponenti della Dc di Totò Cuffaro e di Noi Moderati, renda necessario un passaggio netto.

Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, non usa giri di parole: secondo lui Schifani ha evitato il confronto con l’Aula e ha permesso alla Dc di rimanere in maggioranza nonostante le ombre giudiziarie. “La misura è colma – afferma –. La mozione serve a chiarire chi sta con un governo pieno di indagati e chi no. Invitiamo i deputati della maggioranza a fare un atto di coraggio”. La Vardera mette poi in guardia il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno: la mozione, dice, deve essere discussa prima della Finanziaria, senza rinvii.

Per Antonio De Luca (M5S) la situazione è altrettanto chiara: il governatore deve presentarsi in Aula e spiegare le proprie scelte politiche, a partire dall’ingresso della Dc in maggioranza. “Con scandali di questa portata – sostiene – Schifani avrebbe già dovuto dimettersi. Il voto sulla sfiducia non è un gioco tattico: mostra semplicemente da che parte si sta”.

Anche il Pd, con il capogruppo Michele Catanzaro, sostiene l’iniziativa, definendo l’esecutivo regionale “un governo dell’approssimazione” e invitando chiunque non condivida questa linea a sostenere la mozione. Le opposizioni rivendicano inoltre una compattezza mai vista prima. Oltre alla sfiducia, sul tavolo c’è la discussione sul futuro del centrosinistra e sul metodo per scegliere il candidato alla presidenza della Regione. La Vardera chiede primarie aperte e avverte: senza regole chiare o in caso di interventi da Roma, correrà comunque da solo. Pd e M5S non escludono le primarie, ma chiedono di definire prima un percorso comune. “La politica deve tentare una sintesi, poi si valuterà il resto”, conclude De Luca.

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