Blitz della Guardia di Finanza nel Nisseno contro un sistema organizzato di traffico e gestione abusiva di rifiuti speciali, anche pericolosi. Il giudice ha disposto misure restrittive della libertà personale nei confronti di 17 persone, provvedimenti interdittivi per altri tre soggetti e il sequestro di un’azienda operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, estorsione e gestione non autorizzata di rifiuti.
I finanzieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, con il supporto del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo, hanno eseguito un provvedimento del G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta, nell’ambito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura nissena. È stata disposta la custodia cautelare in carcere per un imprenditore di Niscemi e gli arresti domiciliari per un soggetto di Gela. Per dodici indagati è stato imposto l’obbligo o il divieto di dimora, mentre per altri tre l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo l’accusa, gli indagati farebbero parte di un’associazione dedita in modo sistematico e organizzato alla raccolta, al trasporto, allo sversamento e all’occultamento di ingenti quantitativi di rifiuti speciali.
Il provvedimento prevede inoltre il sequestro preventivo dei mezzi e dell’intero complesso aziendale riconducibile all’imprenditore niscemese, per un valore stimato di circa due milioni di euro, nonché tre misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di titolari di ditte e rappresentanti di società del settore. Le indagini avrebbero consentito di individuare, nel territorio di Niscemi e in prossimità del centro abitato, un sito utilizzato per la raccolta, lo stoccaggio e il successivo conferimento a terzi di rifiuti speciali in totale difformità dalla normativa vigente. I rifiuti, secondo quanto emerso, sarebbero stati accatastati direttamente sul suolo, senza protezioni o impermeabilizzazioni, con un concreto rischio di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere.
L’attività illecita si sarebbe basata su un meccanismo collaudato: l’imprenditore, con l’ausilio di familiari e collaboratori, avrebbe ricevuto quotidianamente rifiuti da numerosi conferitori, anche provenienti da comuni limitrofi, in cambio di denaro. I materiali, tra cui metalli ferrosi e non ferrosi e batterie esauste, venivano poi trasportati e smaltiti presso aziende situate nelle province di Catania e Agrigento, talvolta utilizzando mezzi privi delle necessarie autorizzazioni ambientali.
Determinanti per l’inchiesta sono state le intercettazioni telefoniche e telematiche, le attività di videosorveglianza e i servizi di osservazione e pedinamento, che avrebbero permesso di ricostruire l’intera filiera del traffico. Ulteriori riscontri sono giunti dal sequestro di un autoarticolato e di circa cinque tonnellate di rifiuti speciali pericolosi destinati a un deposito catanese. Nel corso delle indagini sarebbero emerse anche condotte intimidatorie riconducibili all’imprenditore, finalizzate al recupero di crediti. In una conversazione intercettata, l’uomo avrebbe utilizzato toni minacciosi nei confronti di un cliente palermitano, inducendolo a rientrare da un debito con pagamenti mensili.



