Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani sono tra i tredici indagati nell’inchiesta della Procura di Gela sulla frana che ha colpito Niscemi. Con loro risultano coinvolti dirigenti della Protezione civile e responsabili degli interventi contro il dissesto idrogeologico, per ipotesi che vanno dal disastro colposo al danneggiamento da frana. L’indagine nasce dal vasto movimento franoso del gennaio scorso, che secondo l’accusa sarebbe collegato alla frana del 1997, mai seguita da adeguate opere di messa in sicurezza. Al centro del fascicolo ci sono proprio i lavori di mitigazione rimasti incompiuti e i finanziamenti stanziati ma non utilizzati.
Il procuratore Salvatore Vella ha precisato che l’inchiesta potrebbe allargarsi e coinvolgere ulteriori soggetti. Il lavoro degli inquirenti è suddiviso in tre filoni: il primo riguarda la mancata realizzazione delle opere previste dopo il 1997; il secondo il sistema di gestione delle acque nel territorio di Niscemi; il terzo la situazione della zona rossa, con possibili abusi edilizi, mancati sgomberi o demolizioni non eseguite. I fatti risalgono a metà gennaio, quando una prima frana ha interessato il versante occidentale del centro abitato. Il 25 gennaio si è poi riattivato il vecchio fronte franoso del 1997, estendendo il dissesto per circa 4,7 chilometri e coinvolgendo varie aree del territorio. Oltre 1500 persone sono state evacuate con l’istituzione di una vasta zona rossa.
Secondo la Procura, dopo il 1997 erano stati stanziati circa 23 miliardi di lire (circa 12 milioni di euro), rimasti però senza concreta attuazione. Il procuratore Vella ha definito l’evento del 25 gennaio “la frana più grande d’Europa”. Tra gli altri indagati figurano dirigenti della Protezione civile regionale, tra cui l’attuale responsabile Salvo Cocina e gli ex vertici Pietro Lo Monaco e Calogero Foti, oltre al direttore regionale Vincenzo Falgares. Coinvolti anche i soggetti attuatori degli interventi contro il dissesto idrogeologico come Salvo Lizzio, Maurizio Croce, Sergio Tumminello e Giacomo Gargano, insieme a Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati incaricata dei lavori mai realizzati.




