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Ville, oro, società offshore: “il tesoro dei narcos” legati a Messina Denaro

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Resort esclusivi sulla Costa del Sol, rapporti bancari sparsi tra Gibilterra, Andorra, Libano, Lussemburgo e Cayman, società estere e investimenti milionari: sarebbe questo il gigantesco patrimonio riconducibile a Giacomo Tamburello, indicato dagli investigatori come uno dei principali gestori del narcotraffico legato al boss Matteo Messina Denaro. Secondo la procura, l’impero economico accumulato nel corso degli anni supererebbe i 200 milioni di euro e comprenderebbe quote societarie, fondi finanziari, immobili di lusso tra Malaga e Marbella e una rete di aziende create all’estero, tra cui la Lujo Family Office, la Smiley Bubbles e la Cinzano Ltd, fondata alle Isole Cayman nel 2011.


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Negli ultimi anni la gestione degli affari sarebbe passata nelle mani del figlio Luca Tamburello, laureato in economia internazionale e arrestato insieme ai genitori. Sarebbe stato lui a seguire alcune delle operazioni più recenti, compreso l’acquisto della villa “Natacha” a Marbella, investimento realizzato — secondo quanto emergerebbe dalle indagini — utilizzando quasi tutta la liquidità disponibile della famiglia. Per chiudere l’affare sarebbero stati messi sul tavolo circa tre milioni di euro, ai quali si sarebbero aggiunti altri 300 mila euro apportati da due soci.

In una conversazione intercettata nell’ottobre 2025, Luca Tamburello parlerebbe apertamente dei rischi affrontati per portare avanti gli investimenti, mentre progettava anche di trasferire la residenza a Dubai per beneficiare di un sistema fiscale più favorevole. Nello stesso periodo sarebbe stata organizzata anche una complessa operazione per movimentare dodici chili d’oro custoditi in Lussemburgo verso il Principato di Monaco, con il supporto di un consulente bancario e della Bemo Bank. Un’operazione che avrebbe consentito alla famiglia di ottenere circa due milioni di euro.

Per gli inquirenti non si trattava di semplici spostamenti finanziari. Nelle carte dell’indagine i magistrati spiegano infatti che la scelta delle destinazioni estere e delle strutture bancarie utilizzate rispondeva a una strategia precisa di protezione e riorganizzazione del patrimonio familiare in Paesi caratterizzati da elevata riservatezza bancaria e fiscale.

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