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lunedì 26 luglio 2021 - Ultimo aggiornamento alle 21:46

Lavoro a picco in Sicilia, 15mila posti in fumo: giovani e donne i più colpiti

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Quasi 15mila posti di lavoro in fumo in Sicilia nel 2020. L’emorragia di occupati ha colpito soprattutto i lavoratori autonomi e dipendenti a termine e a farne le spese sono stati in particolar modo giovani e donne. A scattare la fotografia della situazione del mercato del lavoro nell’Isola è Bankitalia nel tradizionale rapporto sull’economia della Sicilia elaborato dalla sede di Palermo e presentato stamani.

“Le ripercussioni sul mercato del lavoro della pandemia e delle misure adottate per il suo contenimento sono state consistenti”, si legge nel report. In termini quantitativi l’occupazione è diminuita in media dell’1,1 per cento a fronte di una riduzione del 2 per cento nel Mezzogiorno e nella media nazionale. Dopo la forte contrazione del numero di occupati nel secondo trimestre del 2020, si è osservato solo un parziale recupero nei trimestri successivi legato alla ripresa delle attività nei mesi estivi e alle minori restrizioni adottate.

Tra i settori più colpiti quello dei servizi, in particolare la scure si è abbattuta su alberghi e ristoranti. “Il numero di ore lavorate ha registrato un eccezionale calo (-10,2 per cento) – si legge nel report di Bankitalia – e si è osservato il valore minimo dall’anno di disponibilità del dato a livello regionale, il 2004″. 

Nella media del 2020 il tasso di occupazione per gli individui tra i 15 e i 64 anni è rimasto sostanzialmente stabile al 41 per cento, ben al di sotto del dato Italia (58,1). Il calo degli occupati è stato controbilanciato dalla riduzione della popolazione residente in età lavorativa. “L’indicatore si è ridotto per i più giovani, in particolare nella classe tra i 25 e i 34 anni, per gli individui in possesso del diploma e per le donne; in quest’ultimo caso è tornato ad ampliarsi il divario con gli uomini”, spiegano dalla Banca d’Italia.

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