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Covid, varianti, vaccini e il rischio panico di una comunicazione sguaiata | EDITORIALE

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Palla al centro e si riparte con la partita delle restrizioni a tutela della salute e per la crescita dell’economia. C’è chi non ama l’assist, il green pass, all’attaccante che gioca in riserva di respiro perché affaticato dal caldo e dal suo bollore di arrivismo, che sbaglia gol facili, che si proclama prudente ma usando toni altisonanti sintetizzati in slogan improduttivi. Già, l‘uso delle parole non appropriate, soprattutto scritte, si dibatte in uno scenario che pretende di essere tenace e non soccombere a quella che è, in effetti, la realtà che ci circonda e di cui noi tutti siamo artefici, protagonisti e ricercatori della sintesi di linguaggio capace ad essere compresa nel contatto diretto con il pubblico.

Il Maestro del giornalismo Indro Montanelli consigliava ai giovani giornalisti che la scrittura nei giornali deve essere sempre elegante, cauta, semplice ed educata per il rispetto dei lettori, anche se più volte gli sfuggiva la toscanaccia battuta ironica sulla realtà politica dell’ultimo periodo del ‘900 infischiandosi – diceva – di ciò che i politologi dicevano di lui, sul suo diniego di passate ideologie di fronte alla nuova realtà, convinto che il parlare e lo scrivere con il cuore fossero l’unico mezzo per il bene del Paese e per essere capiti da chi sentiva o leggeva i quotidiani e la carta stampata in genere, ottenendone proficuo contatto diretto, senza equivoci, tra informazione e cittadini.

Su questa linea di condotta e di rispetto, si trova il Presidente del Consiglio dei ministri Draghi che, usando la sintesi del linguaggio, fornisce titoli ad effetto per i quotidiani allorché avverte che vaccinarsi è condizione per la ripresa economica, che il non vaccinarsi può portare alla morte o far correre rischi di morte e che è necessaria la richiesta di fiducia sulla riforma della giustizia penale per isolare i bollenti spiriti di politici confusi. Sintesi e parole dure, ma condivise come pausa di riflessione sul momento ad ostacoli che attraversa la nostra quotidianità. La sintesi nella scrittura parlata e scritta, non può non essere applicata quando al centro del dibattito è il Sud con la sua povertà e il suo precario stato socio-economico.

Anche qui occorrono, nel linguaggio e nella scrittura,  la purezza, l’eleganza ed educazione come risorse di speranza, fiducia e solidarietà. Il Sud non deve essere considerato come terra di conquista politica, ma dove non devono spegnersi i sogni della dignità: il concorso di idee nuove e progetti di sviluppo rientrano nel grande sogno delle persone del Sud che si dibatte ancora tra mille incertezze, squilibri e motivazioni al fine elettorale con l’accusa, verso i governi regionali, di essere inutili e costosi carrozzoni di enti “partecipati” con bilanci in passivo.

Al riguardo, l’attenzione è rivolta alla Regione Sicilia che annovera 163 partecipate, ma secondo la deputata del M5S Giannina Cianciosulla stragrande maggioranza di queste aziende non c’è trasparenza, nessun dato viene pubblicato come prevede la legge”. Vero o non vero? Anche in questo caso, occorre l’opportuna chiarezza di comunicazione senza giri di parole, nel rispetto di chi opera nelle partecipate pubbliche e dello stesso governo guidato da Nello Musumeci.

 

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