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Scherzo-trappola a Giorgia Meloni, chi sono i due russi che la volevano beffare

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L’Italia sostiene l’Ucraina nella guerra contro la Russia e la posizione non cambia. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al telefono nello scherzo-trappola architettato dai comici russi Vovan e Lexus, ha confermato il punto-cardine della politica estera italiana a sostegno di Kiev. Lo scherzo telefonico dei due comici russi, avvenuto a settembre scorso, non ha sortito l’effetto sperato. Uno di loro si è spacciato per un leader africano cercando, come già fatto con altri capi di governo, di carpire informazioni per poi divulgarle. I due hanno pubblicato sul proprio profilo VKontakte, principale social russo, gli audio della conversazione che avviene in inglese e che viene doppiata in russo nei 13 minuti complessivi, suddivisi anche in diversi file singoli.


Ucraina, Giorgia Meloni vittima dello scherzo-trappola di due comici russi


Chi sono Vovan e Lexus. I due comici russi che hanno cercato di carpire dichiarazioni sulla guerra tra Ucraina e Russia, al secondo Vladimir Aleksandrovich Kuznetsov e Aleksei Vladimirovich Stolyarov, hanno all’attivo una lunga serie di scherzi: riescono a superare le barriere istituzionali e a contattare leader internazionale e figure di primo piano. In genere, nel mirino finiscono figure che hanno posizioni critiche o distanti rispetto alla Russia. Per questo, Vovan e Lexus vengono considerati organici alla comunicazione del Cremlino e funzionali agli interessi di Mosca e dei servizi, a cominciare dall’Fsb, la principale agenzia di sicurezza.

La carriera del duo, che a parole rifiuta di essere considerato strumento al servizio di Vladimir Putin, comincia nel 2014 con una telefonata all’allora presidente della Moldova, Nicolae Timofti. A chiamarlo sarebbe stato il presidente. Tra le vittime nel 2015 spunta anche Elton John, perché Vovan e Lexus spaziano da politica a spettacolo. Al cantante arriva addirittura una telefonata di Vladimir Putin: la discussione sui diritti dei gay in Russia spinge Elton John a pubblicare un post entusiasta sui social.

Tocca al vero Putin chiamare il cantante e spiegare che è stato uno scherzo di due “mattacchioni” senza scrupoli. La lista si allunga: vengono beffati Mikhail Gorbachev e John McCain, dalla Russia agli Stati Uniti. Nel 2016 il colpaccio con lo scherzo al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che “abbocca” alla telefonata dei leader ucraini Petro Poroshenko e Arseniy Yatsenyuk. L’imitazione di Poroshenko è particolarmente azzeccata, se è vero che ci casca nel 2019 anche il presidente della Nord Macedonia, Zoran Zaev. Nel 2019 la coppia si interessa al Venezuela.

A Juan Guaidò, leader dell’opposizione al regime di Nicolas Maduro, arriva la telefonata del sedicente presidente svizzero Ueli Maurer. I comici provano a prendere in castagna Elliott Abrams, rappresentante speciale degli Usa per il Venezuela, e cercano di convincerlo ad esporsi su un intervento militare americano nel paese: missione fallita. Vovan e Lexus nel 2020 si trasformano in Greta Thunberg, con papà accanto, per parlare col principe Harry e con il premier canadese Justin Trudeau al quale, tra una frase e l’altra, viene prospettata l’ipotesi di lasciare la Nato. Nel 2020, anno delle elezioni Usa che sanciranno la vittoria di Joe Biden contro Donald Trump, il duo è particolarmente attivo sul fronte americano.

Ecco le telefonate a Bernie Sanders, senatore democratico in lizza alle primarie, e a Kamala Harris, destinata a diventare vicepresidente. A novembre 2022, con la guerra tra Ucraina e Russia in corso da mesi, si spacciano per il presidente francese Emmanuel Macron e entrano in contatto con il presidente polacco Andrzej Duda, che mangia la foglia e chiude la conversazione. Nella rete cade anche la scrittrice J.K. Rowling, sicura di parlare su Zoom con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. A febbraio di quest’anno, torna il collaudatissimo “finto Porosheenko” che tiene al telefono Angela Merkel per parlare di Ucraina. Poche settimane dopo, un falso Zelensky chiama Christine Lagarde: la presidente della Banca Centrale Europea.

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