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Palermo, licenza sospesa per gli evasori. Di Dio: “Una vessazione”

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L’evasione dei tributi locali attiverà procedure sanzionatorie fino alla revoca della licenza e delle concessioni esistenti per le attività produttive o al diniego di autorizzazioni per l’avvio di nuove attività. È quanto previsto dal regolamento in tema di contrasto all’evasione fiscale votato (18 favorevoli e 2 astenuti) ieri sera dal Consiglio Comunale di Palermo.

Il provvedimento, che è stato oggetto di un maxi emendamento proposto dalla Commissione Bilancio, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2021 e prevede, nel caso in cui venga verificata a carico del contribuente una irregolarità tributaria, la sospensione della licenza almeno che l’interessato non provveda entro 60 giorni ad avviare la regolarizzazione anche mediante ricorso ad una rateizzazione.

“L’approvazione del regolamento, che è anche frutto di un proficuo lavoro svolto dagli uffici e dalla Commissione – afferma il sindaco Leoluca Orlandofornisce al Comune uno strumento in più per contrastare l’evasione dei tributi, che in alcune zone della città e per alcune categorie commerciali ha assunto dimensioni assolutamente inaccettabili”.

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Patrizia Di Dio

Alla notizia del provvedimento, Confcommercio Palermo dice sì alla lotta all’evasione ma parla anche di “vessazione nei confronti delle migliaia di imprese che sono allo stremo delle forze e che magari, nel 2021, avranno cessato di esistere”. A dirlo è il presidente, Patrizia Di Dio, che aggiunge: “Fissare a 1.000 euro la soglia del presunto debito oltre la quale scatta la sospensione delle licenze cozza palesemente con i principi di ragionevolezza e proporzionalità”.

Ci riserviamo di esaminare attentamente il testo – continua – ma il provvedimento sembra non riesca a distinguere tra gli evasori e i morosi, che sono quelli che sanno di avere un debito ma non sono nelle condizioni di poterlo pagare. Qual è l’obiettivo? Contribuire a distruggere ulteriormente il tessuto produttivo della città che è il vero motore dell’economia? Dispiace oltretutto che non ci sia stata nemmeno l’accortezza di confrontarsi con le categorie interessate a conferma di un sempre maggiore scollamento tra istituzioni e città reale”. 

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