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Sulla carta un insospettabile geometra, con la passione per i viaggi, ma nella realtà Andrea Bonafede era un “uomo d’onore riservato “al servizio del boss latitante Matteo Messina Denaro. Ecco perché poco prima delle 19 di oggi i carabinieri del Ros lo hanno arrestato nella casa della sorella a Tre Fontane, a Campobello di Mazara (Trapani). L’uomo, al momento dell’arresto, non ha detto una parola. E’ salito sull’auto dei carabinieri in silenzio. Durissimo il gip Alfredo Montalto nella ordinanza di custodia cautelare. Il giudice per la indagini preliminari ricorda il “ruolo di eccezionale rilevanza sia fattuale che simbolica ricoperto da Messina Denaro nell’ambito dell’associazione mafiosa”.

“La figura del Bonafede appare, dunque, piuttosto riconducibile a quella dell’affiliato ‘riservato’ al servizio diretto del capomafia – scrive il gip – E tale qualifica appare confermata dal protrarsi nel tempo della condotta del Bonafede e dalla reiterazione di condotte di diversa tipologia attuate da quest’ultimo per consentire al Messina Denaro non soltanto di proseguire la sua latitanza, ma altresi e soprattuto per mantenere il suo ruolo di comando nell’organizzazione mafiosa ben dimostrato dalle molteplici risultanze delle indagini che in questi anni hanno condotto ad innumerevoli arresti di affiliati oltre che da ultimo, al momento dell’arresto del Messina Denaro, dalla sua disponibilità di ingenti risorse economiche che non possono trovare altra spiegazione se non nella detta persistenza del ruolo direttivo ed operativo al vertice dell’organizzazione mafiosa”.

Per il gip, Andrea Bonafede “ha consapevolmente fornito a Matteo Messina Denaro, per oltre due anni, ogni strumento necessario per svolgere le proprie funzioni direttive: identità riservata, un ‘covo’ sicuro, mezzi di locomozione da utilizzare per spostarsi in piena autonomia”.

Poi ribadisce: “occorre innanzitutto evidenziare che la difesa minimizzatrice tentata dal Bonafede allorché è stato sentito subito dopo l’arresto di Messina Denaro (il 16 gennaio 2023) è stata già documentalmente e quindi inconfutabilmente smentita dagli accertamenti investigativi che l’hanno seguita”. “Si aggiunga – scrive il gip riprendendo la richiesta dei pubblici ministeri – che le condotte di Andrea Bonafede si sono protratte certamente per molti mesi: le parziali ammissioni della persona sottoposta alle indagini, alla luce dei preliminari riscontri raccolti, confermano che l’acquisto della abitazione e la cessione di un documento di identità sul quale apporre la propria fotografia risalgono ad un periodo risalente almeno al 27 luglio 2020 (epoca di acquisto della prima autovettura) o comunque al 13 novembre 2020 (epoca del primo intervento subito da Matteo Messina Denaro sotto le mentite spoglie di Andrea Bonafede”.

Per il gip di Palermo, Andrea Bonafede “ha, in concreto, fornito un apporto di non certo secondaria importanza per le dinamiche criminose dell’associazione mafiosa della provincia di Trapani, avendo così consentito a Messina Denaro, non soltanto di mantenere la sua latitanza, ma soprattutto, anche mediante la sua presenza nel territorio, di continuare ad esercitare il ruolo direttivo dell’organizzazione mafiosa”.

“Bonafede – scrive ancora il gip Alfredo Montalto – ha un’estrazione familiare compatibile con il ruolo di partecipe dell’associazione mafiosa (e che, allo stesso tempo, spiega perché Messina Denaro Matteo si sia potuto a lui rivolgere), dal momento che egli è nipote (figlio del fratello) del noto Bonafede Leonardo, già ‘reggente’ proprio della ‘famiglia’ mafiosa di Campobello di Mazara che ha protetto, quanto meno negli ultimi anni, la latitanza dello stesso Messina Denaro Matteo consentendogli di svolgere appieno il ruolo di capo indiscusso della consorteria di Cosa nostra nella provincia di Trapani”.

 

Fonte: Adnkronos, articolo di Elvira Terranova

 

 

 

 

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