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Messina Denaro, funerali vietati: il boss verrà tumulato al cimitero

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Non saranno celebrati i funerali religiosi per il boss Matteo Messina Denaro, morto oggi 25 settembre a 61 anni. E non tanto per le sue ultime volontà, ma perché sarà il questore di Trapani a vietarli, come accade con tutti i boss mafiosi. Il capomafia, in un vecchio pizzino ritrovato dai carabinieri del Ros nel covo di Campobello di Mazara, aveva criticato duramente la Chiesa annunciando di volere rifiutare “ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato”. E ancora: “Non sono coloro che si proclamano i soldati di Dio a poter decidere e giustiziare il mio corpo esanime. Non saranno questi a rifiutare le mie esequie… rifiuto tutto ciò perché ritengo che il mio rapporto con la fede è puro, spirituale e autentico, non contaminato e politicizzato. Dio sarà la mia giustizia”.  

Dunque, il boss Messina Denaro, dopo l’autopsia che sarà effettuata all’Aquila, verrà trasferito a Castelvetrano (Trapani) dove verrà tumulato al cimitero. Senza alcuna cerimonia. L’ex superlatitante era ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore a L’Aquila per un tumore al colon giunto al quarto stadio: da tre giorni era in coma irreversibile per le conseguenze del cancro. Assistito fino all’ultimo dagli specialisti della terapia del dolore che lo hanno preso in carico dopo la sospensione di qualsiasi terapia oncologica. È stato lo stesso boss, arrestato lo scorso 16 gennaio dopo 30 anni di latitanza, a chiedere di evitare l’accanimento terapeutico. Ecco perché è stata sospesa l’alimentazione parenterale per endovena.

Ma chi era Matteo Messina Denaro? Ufficialmente il suo nome viene iscritto nella lista dei ricercati il 2 giugno del 1993. Perché ritenuto colpevole di 4 omicidi e di associazione mafiosa. A 31 anni è ritenuto leader indiscusso delle nuove leve di Cosa nostra. Colui che ha traghettato la mafia dalle stragi mafiose a quella degli affari. Di lui, fino a quel momento, non si hanno foto segnaletiche né impronte digitali. L’ordinanza viene firmata dal gip dopo le accuse del collaboratore di giustizia Balduccio Di Maggio, lo stesso che fece arrestare il boss Totò Riina il 15 gennaio del 1993.

Anche se il giovane Messina Denaro, che gira con il Rolex al polso e con vestiti firmati, ha già fatto sparire le sue tracce già da qualche mese, prima ancora della misura cautelare perché intuisce l’aria che tira. Matteo Messina Denaro era accusato di decine di omicidi. E delle stragi mafiose del 1992 e del 1993, “al Continente”. Proprio di recente la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta aveva confermato la sua condanna all’ergastolo. Prima ancora era stato condannato per le stragi del 1993. Firenze, Roma e Milano. La notizia della sua morte ha fatto il giro del mondo.

 

 


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