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Sicilia, sanatoria sull’abusivismo? La politica in campo sotto il devastante temporale | EDITORIALE

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La Sicilia e Palermo sott’acqua. Inondazioni in Europa con più di ottocento morti tra cui disabili vittime rimaste intrappolate in una casa di accoglienza. Si cercano oltre 1000 dispersi in Germania. Vacanze impossibili e crollo del turismo, case crollate e fiumi in piena. Una tragedia apocalittica. Si dice e si scrive che è colpa del clima mutevole, che cambia all’improvviso. “Salviamoci dal cambiamento climatico – si scrive-, agire subito prima che sia la fine di tutto”.

Facile a dirsi, difficile attuare un rimedio qualsiasi. Di fronte al cambiamento del clima, che cosa si può fare? Quale sfida è sostenibile? Interrogativi che ci poniamo ogni qualvolta questo clima bizzarro determina crolli e morti. Ma è il clima l’unico colpevole delle più grandi alluvioni, eventi tragici – ed è l’allarme generale – che possono ripetersi? Certo, non stiamo ad aspettarci inerti lo stravolgimento del suolo e delle nostre vite; gli scienziati, gli operatori mobilitati per la cura della natura e dei territori, sono a studiare e ad elaborare progetti contro una realtà micidiale, impegno notevole, spesso al buio, che non viene meno di fronte alle difficoltà strutturali.

Ma ogni problema, piccolo o enorme, nasce sempre da una causa ben determinata e che produce l’effetto disastroso. E allora la causa più vera, e che non va ignorata per presunti motivi tecnici ed anche politici, è il cemento che determina l’erosione del suolo, soprattutto in Italia carente di ristrutturazione, di adeguati piani di costruzione edilizia, di interventi per la tutela dei terreni franosi in cui si costruiscono, con disarmante facilità, abitazioni e capannoni aziendali. In pratica, la causa che devasta va ricercata nella stessa opera dell’uomo non controllata, lasciata – si sospetta – al libero arbitrio avvalorato da permessi di costruzione che sarebbero concessi con troppa, e grave, superficialità.

Ma c’è pure l’abusivismo edilizio che recita la sua parte di fragilità contro inondazioni e smottamenti. L’abusivismo in Sicilia è prassi consolidata soprattutto a valle dei monti e lungo le coste. Sul tema, in Regione Siciliana si è acceso, con polemiche e reazioni, il dibattito sulla sanatoria edilizia su quanto abusivamente si è costruito entro i 150 metri dalla costa (e in aree con vincoli demaniali) sottoposta all’esame dell’Assemblea regionale e che cade proprio ora che il maltempo ripropone l’allarme generale sul mare fortemente agitato le cui onde superano, in assenza di strutture protettive, ogni ostacolo per travolgere scogliere, spiagge e abitazioni abusivamente costruite senza sicure normative tecniche e strutturali.

La lotta all’abusivismo e la volontà di una sua sanatoria, oltre ad essere un problema politico che va risolto, è, essenzialmente, problema di accurata e responsabile valutazione tecnica su quanto è stato “permesso” e sul grado di sicurezza abitativa, rispondendo al quesito se la costruzione abusiva sia o no un derivato di accorgimenti strategici nell’ambito di taciti accordi elettorali, punto che sarebbe da approfondire prima di ogni dibattito sulla sanatoria per dissipare dubbi e perplessità e per rispetto della tanta invocata onestà intellettuale.

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