Il Comune di Palermo è stato condannato a risarcire quattro comproprietari di un immobile situato in via Cagliari, dato in affitto a una società per attività ricettiva extralberghiera. La vicenda, avviata nel 2020, si è conclusa con una sentenza che impone all’ente il pagamento di 58.450 euro, oltre interessi legali e circa 8.160 euro per spese processuali, più Iva e Cpa. Alla base della decisione, l’assenza di interventi efficaci per contenere le conseguenze della movida nella zona. I disagi denunciati riguardavano soprattutto i clienti della struttura, frequentemente disturbati da rumori notturni, musica ad alto volume e schiamazzi, spesso legati anche a litigi tra persone in strada.
Secondo i proprietari, la diffusione incontrollata di pub e locali tra via Cagliari, via Cantavespri, via Garibaldi e piazza Sant’Anna, in mancanza di adeguate regole e controlli, aveva generato una situazione ormai insostenibile: inquinamento acustico oltre i limiti e gli orari consentiti, assembramenti fino a tarda notte, risse favorite dall’abuso di alcol e accumulo di rifiuti. La sentenza evidenzia come il degrado dell’area abbia inciso pesantemente sull’attività ricettiva, causando anche danni economici. In particolare, nel dicembre 2012 la società che gestiva l’immobile aveva deciso di interrompere anticipatamente il contratto di locazione, inizialmente previsto per nove anni. Successivamente, i proprietari avevano stipulato un nuovo accordo con un’altra società.
Il giudice civile Giovanna Nozzetti ha sottolineato che, nonostante esposti e segnalazioni, l’amministrazione comunale non avrebbe adottato misure adeguate e strutturate per affrontare il problema. Gli interventi della polizia municipale risultavano episodici e non inseriti in una strategia complessiva. Nel provvedimento si evidenzia inoltre come non sia stato trovato un equilibrio tra interessi contrapposti: da un lato il diritto al riposo, alla sicurezza e alla vivibilità degli spazi urbani, dall’altro le esigenze delle attività economiche e della vita notturna. Una gestione ritenuta insufficiente, che ha portato alla condanna del Comune.



