Dietro la raffica di incendi e intimidazioni che negli ultimi mesi ha colpito attività commerciali tra Palermo, Capaci e Isola delle Femmine ci sarebbero soprattutto giovani esecutori. Ma gli investigatori sono convinti che la partita non si chiuda con gli otto fermati nelle ultime ore: resta da individuare chi avrebbe ideato e coordinato la strategia di pressione sul territorio. L’inchiesta, infatti, punta a capire se dietro le bottiglie incendiarie lasciate davanti a ristoranti, lidi e attività commerciali esista una regia unica riconducibile agli ambienti mafiosi del mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo. Un’ipotesi che i magistrati considerano centrale per spiegare una sequenza di episodi che va ben oltre le singole azioni intimidatorie.
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Tra i destinatari dei provvedimenti figurano Rosario Piazza e Davide Carcione, accusati di avere collocato il 14 maggio alcune bottiglie contenenti carburante accompagnate da richieste estorsive davanti a diversi esercizi commerciali di Capaci e Isola delle Femmine. Entrambi provengono dallo Zen, quartiere dove sarebbero cresciuti all’interno di un gruppo di giovani già finito sotto l’attenzione delle forze dell’ordine. I profili social degli indagati, in particolare su TikTok, raccontano un universo fatto di riferimenti alla criminalità mafiosa, frasi tratte dalla fiction dedicata a Totò Riina e continui richiami a forza, armi e potere. Un immaginario che gli investigatori osservano con attenzione nel tentativo di ricostruire relazioni e gerarchie. Piazza sarebbe stato vicino a Mirko Lo Iacono, conosciuto come “Varbazza”, uno dei giovani emergenti dello Zen che negli ultimi anni avrebbe contribuito ad alimentare tensioni e contrasti all’interno degli equilibri criminali della zona.
Lo Iacono e Nunzio Serio sono stati arrestati nel corso del 2025, ma la situazione nel quartiere è rimasta particolarmente instabile. Altri due fermati, Salvatore Modica e Samuel D’Acquisto, sono invece accusati di avere rubato una Fiat Panda poi utilizzata nell’attentato incendiario contro un distributore di carburanti di via Lanza di Scalea. L’auto sarebbe stata impiegata da altri soggetti, ancora in corso di identificazione, per portare a termine l’azione. Le intimidazioni non si sono limitate alle minacce. In più occasioni il livello dello scontro è salito. Nel mirino sono finite due sedi della Sicily by Car, il ristorante-pizzeria Ulisse e il rimessaggio nautico Icon Marine, già bersaglio in passato di analoghi episodi senza però cedere alle pressioni.
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I provvedimenti eseguiti nelle ultime ore rappresentano comunque soltanto un primo passo. Gli indagati si trovano in stato di fermo e spetterà adesso al giudice per le indagini preliminari valutare la richiesta di convalida avanzata dalla Procura. L’attenzione degli investigatori resta però concentrata soprattutto sui possibili mandanti. Nel mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo vivono infatti diversi esponenti di famiglie mafiose storiche tornati in libertà dopo avere scontato le proprie condanne. Nomi che continuano ad avere un peso specifico negli equilibri criminali della zona e che vengono osservati con particolare interesse.
Gli inquirenti non escludono neppure uno scenario diverso: quello di nuovi gruppi intenzionati a conquistare spazio approfittando dell’indebolimento delle vecchie strutture mafiose, colpite negli anni da arresti e operazioni di polizia. In quest’ottica incendi e minacce potrebbero servire non soltanto a imporre il pagamento del pizzo, ma anche a lanciare un messaggio all’interno dello stesso mondo criminale. L’obiettivo sarebbe quello di ridisegnare gli equilibri di potere attraverso la paura, dimostrando che sul territorio esistono nuovi soggetti pronti a imporre le proprie regole e a sostituire i tradizionali metodi di controllo con forme più aggressive e plateali di intimidazione.
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