“Alla luce delle precisazioni fatte dalla Procura di Caltanissetta, fermo restando l’assoluto rispetto per il diritto di cronaca, sarebbe stato utile ascoltare i magistrati che per anni hanno indagato sulle stragi del ’92 consentendo di smascherare il clamoroso depistaggio delle indagini sull’attentato di via D’Amelio. Sentire la ricostruzione degli inquirenti avrebbe consentito di avere un quadro dei fatti basato su accertamenti e riscontri e non solo su dichiarazioni di personaggi che ritrovano la memoria dopo decenni. Sulle stragi mafiose continuano a essere troppi i lati oscuri e, dopo anni di falsi pentiti ritenuti credibili e tentativi di ‘inquinamenti’, i cittadini hanno diritto a informazioni complete”. Lo ha detto Maria Falcone a proposito delle dichiarazioni rese dal mafioso Maurizio Avola durante la trasmissione de La7 “Speciale mafia. La ricerca della verità”, smentite oggi dai pm di Caltanissetta.
Strage di via D’Amelio, il pm smentisce Avola: “Era a Catania col braccio rotto”
“Rivedendo e rivivendo con dolore gli attacchi rivolti a mio fratello da Leoluca Orlando e Alfredo Galasso – ha aggiunto – voglio solo ricordare che la storia ha stabilito dove stava la ragione e dove il torto. A chi accusava Falcone di eccessiva vicinanza ai palazzi del potere ricordo solo che la legislazione antimafia, ancora attuale e fonte d’ispirazione per tanti Paesi, nasce proprio dal lavoro che mio fratello fece al ministero della Giustizia negli ultimi periodi della sua vita. Alludo alla creazione della Procura antimafia, alla legge sui pentiti e alla nascita della Dia. Lavoro per cui fu criticato, isolato e di cui quasi dovette giustificarsi”.




