A Palermo uscire per una pizza non è più quella soluzione “semplice e per tutti” che per anni ha rappresentato. I numeri lo confermano: nel capoluogo siciliano il costo medio di una pizza con bibita supera ormai i 14,50 euro. Secondo i dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rielaborati da Altroconsumo, è infatti tra le città più care d’Italia. Inoltre, è il caso più clamoroso anche per un altro motivo: tra il prezzo minimo e quello massimo si registra una differenza vertiginosa, da 9 a 28 euro, praticamente più del triplo.
A dispetto di quanto si potrebbe pensare, infatti, non sono città simbolo come Milano o Venezia a guidare la classifica dei rincari. In testa si piazza Bolzano, seguita proprio da Palermo e Sassari, mentre realtà come Trento e Firenze si confermano stabilmente nella fascia alta dei prezzi. Se Palermo guida questa tendenza nell’Isola, anche nelle altre realtà italiane si avverte lo stesso fenomeno: prezzi in crescita e differenze sempre più marcate tra pizzerie tradizionali e proposte più ricercate o “gourmet”. Il risultato è che quella che un tempo era una scelta spontanea e accessibile, oggi richiede sempre più attenzione al portafoglio, soprattutto per le famiglie.
A livello nazionale il quadro non è più rassicurante. Il costo medio si è ormai stabilizzato oltre i 12 euro, con molte città che superano con facilità questa soglia. Roma, ad esempio, resta relativamente accessibile con una media attorno agli 11,45 euro, mentre la maggior parte dei centri urbani si colloca tra i 10 e i 12 euro. Resistono ancora poche eccezioni sotto i 10 euro, come Reggio Calabria e Livorno, ma si tratta ormai di casi isolati. Più che un semplice rincaro, quello che emerge è un cambiamento strutturale: la pizza non è più soltanto un simbolo di convivialità accessibile, ma un prodotto che riflette differenze economiche, posizionamenti e target.
Una dinamica che, seppur in forme meno accentuate, si ritrova anche in altre grandi città italiane: a Milano, ad esempio, si va da circa 8 a oltre 22 euro, mentre a Firenze da 8,50 a 20 euro. All’opposto, realtà come Reggio Calabria – oltre a essere tra le più economiche – mostrano anche una stabilità maggiore, con scarti minimi tra prezzo più basso e più alto. In definitiva, quella che era una certezza della quotidianità italiana sta cambiando volto: la pizza resta un rito sociale, ma sempre meno uniforme e sempre più legato alle possibilità economiche di chi si siede a tavola.



